L'attesa: il processo che ci prepara al futuro
Pubblicato da Don Natale Ioculano in Pubblicazioni Parroco · Domenica 15 Dic 2024 · 2:30
Tags: Don, Natale, Ioculano, Parrocchia, San, Francessco, Gioia, Tauro
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Proseguiamo il nostro cammino di avvento togliendo un nuovo mattone che copre il portone d’ingresso della facciata costruita davanti all'altare, il mattone dell’attesa. Siamo partiti col passato siamo passati al presente e ora siamo proiettati nel futuro (domenica 22 dicembre).
Dice Sant'Agostino: «Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente». E ancora egli dice: «il presente del futuro l'attesa»
C’è l’attesa e ci sono le tante attese e non è questo il luogo per parlarne diffusamente, semplicemente dico, con le parole di una psicologa, che: «l’attesa è il tempo del futuro, quando ci proietta in un domani, sperato o temuto, ma è anche il tempo del presente, perché ci aiuta a dare significato e a conoscere meglio ciò che c’è».

Un contadino semina del buon seme nel terreno e nella sua mente vede già il frutto che sarà ma intanto che si realizzi quanto sperato egli accompagna il processo di crescita dei semi piantati, cioè, coltiva quelle piantine perché producano i frutti desiderati.
Due coniugi apprendono di diventare genitori. Inizia l’attesa dei nove mesi perché venga alla luce il frutto del loro amore. Un tempo che investe il presente di ogni giorno riempendolo di significato: ci si prepara ad accogliere la nuova vita che nascerà e non c’è istante che non sia interessato da questa attesa.
Due esempi ovvi per dire che l’attesa non è lo standby del futuro ma il processo che prepara e ci prepara al futuro.
Siamo nell'imminenza del Natale e se ancora non è accaduto nulla nella nostra vita è perché il tempo con quanto con esso è passato ci è scivolato come l’acqua sull'ombrello e il Natale ci troverà distratti o attratti dal natale che ci propinano i programmi TV. Facciamo un ultimo possibile sacrificio alziamoci in tempo per fare la novena alle ore sei del mattino e se proprio non riusciamo ritagliamoci mezzora per partecipare a quella delle ore diciotto.
Coltiviamo i semi di speranza che il Signore mette sulla buona terra del nostro cuore e il frutto sarà assicurato, certezza che poggia non tanto e non solo sulle nostre capacità quanto piuttosto sul fatto che Dio è fedele sempre e porta a compimento ciò che inizia.
