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Accogliere o alloggiare

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Gioia Tauro

Accogliere o alloggiare

Parrocchia San Francesco
Pubblicato da Don Natale Ioculano in Pubblicazioni Parroco · Sabato 19 Lug 2025 · Tempo di lettura 2:15
Tags: DonNataleIoculanoParrocchiaSanFrancescoOratorio
Per chi vivrà la messa di questo sabato sera e di domani, domenica 20 luglio, sarà invitato a riflettere su due personaggi noti: Marta e Maria. L’errore in cui si incorre quando ci si imbatte in episodi noti e di recuperare il giudizio che abbiamo immagazzinato nella nostra coscienza e parteggiare per Marta o per Maria. Niente di più sbagliato.

Le parole di Gesù, nel noto episodio, non sono un rimprovero a Marta né un elogio a Maria ma l’invito a orientare lo sguardo sull’essenziale l’unico che può sempre emozionare il cuore e quindi far vivere la memoria di un incontro piuttosto che la dimenticanza di tanti gesti quotidiani.
“I fattori che cambiano la storia sono quelli che passano attraverso il cuore dell’uomo… Solo con una vita migliore si può costruire anche un sistema migliore” (Havel)

Sia a livello personale sia a quello comunitario il problema che maggiormente affligge è la dimenticanza prodotta dal dare per scontato ciò che crediamo di conoscere perfettamente perdendo così la novità che fa risorgere. Nella comunità ci conosciamo in superficie e difficilmente andiamo oltre la corteccia formata dai nostri giudizi sulle persone, basati spesso sulla sola impressione iniziale. Ognuno di noi abbiamo una storia costruita nel tempo. Una storia che può sempre migliorare se ci si imbatte in qualcosa o in qualcuno che ci porta a vedere che forse vale la pena cambiare prospettiva.

Per esempio, c’è una enorme differenza tra alloggiare e accogliere. Alloggiare è semplicemente offrire uno spazio in cui uno può stare. Accogliere è lasciarsi provocare dalla presenza dell’altro. La mia persona provocava sempre mia madre che durante la mia assenza da casa metteva da parte quanto poteva piacermi o essermi utile al mio ritorno. La vera accoglienza non è mai temporanea precede sempre l’incontro, cioè, fa vivere l’attesa e nella gioia che possa riaccadere segue nella memoria un nuovo incontro.

Vi assicuro che per me è così tutta la settimana essa procede nell’attesa di incontrarvi e nell’incontro gode dei volti e delle storie di ciascuno, ormai familiari alla mia vita. Se nella comunità si vivesse questa tensione quanto sarebbe diversa e la chiesa non sarebbe l’alloggio temporaneo per la celebrazione ma la dimora comune di ognuno.

Oggi come sempre si tratta di non di alloggiare Gesù nella nostra vita vuota ma di accoglierlo con la sua continua novità che inquieta il cuore.


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